Daphne e la Sessuologia

Non è mai tardi per rinascere

-Non è mai tardi per scoprirsi-

…e mentre si siede inizia a parlare di quello che le ha regalato la vita, nella gioia e nel dolore, in salute e in malattia.

Si chiede se è normale arrivare a settantatré anni e chiedere aiuto a Daphne dopo aver letto per anni i suoi post.

Si domanda se ha aspettato troppo e ora quel troppo teme possa essere divenuto così grande da impossibilitare ogni suo movimento verso quella agognata libertà.

“Voglio essere davvero libera?”

Domanda mentre mi guarda con quel poco di speranza che le è rimasto.
La immagino a quindici anni quando l’ingenuità la accompagnava nei banchi di scuola; quando le promesse per il futuro erano ancora precedute dalle infinite variabili.

Immagino i suoi occhi vispi, entusiasti, innocenti.
La vedo ballare nei campi, con i coetanei e una “sigaretta allegra” -così la chiama- tra le dita a liberare le ancora poche inibizioni create dalla famiglia e dalla società.

Lei è ed è stata mille cose e oltre; madre, moglie, compagna, amante, figlia, lavoratrice, santa, imprenditrice… tutto ciò che non sperava di diventare la è divenuta.

“Non sopporto più questa vita. Non la vita in sé ma questa modalità di esistenza in cui mi sono incastrata nel tempo.”

A sedici anni, dopo aver lasciato gli studi per seguire colui che ora definisce “L’innominabile”, si è dedicata con impegno alla ambiziosa azienda della famiglia di lui : la promessa di un roseo futuro, quando l’innamoramento la rendeva ancora cieca di fronte a quello che si presentava come un ineluttabile futuro: avrebbe lavorato nella azienda fino al giorno in cui non sarebbero arrivati i pargoli. A quel punto avrebbe fatto la mamma e sarebbero andati a vivere in città. Con tutte le comodità e la disperazione che le quattro grigie mura avrebbero portato.

“Io pensavo di fare meglio, di più. Non so più neanche cosa volevo essere, chi, perché?”

Ed ecco che arriva il primo figlio, il secondo e dopo tanti anni anche il terzo, a sorpresa, perché lei non lo voleva, almeno a livello conscio.

“Lo amo in modo diverso dagli altri due” mi spiega sorridendo con amorevolezza, “come se in lui rivedessi quella me fragile. Come se salvando lui potessi salvare anche quella me.”

La realtà è che non c’è nessuno da salvare. Così tratta il figlio come un quindicenne, nella speranza che possa crescere, prima o poi, liberandosi come lei vorrebbe. Lei non lui. Non si accorge che il figlio ha quarant’anni e lo sta tenendo al guinzaglio come ha fatto e come continua a fare con sé stessa.

“Non sarebbe ora che io mi dedicassi a me? E perché non riesco a farlo, nonostante senta questa grande spinta verso la mia emancipazione?”

Mille domande tra cento racconti.
Passa dai parti, alle nottate in ospedale, tra una poppata e l’altra, tra uno struggimento e il racconto di un pompino fugace fatto a quell’uomo che ora chiama innominabile, ma che magari un tempo amava, chissà.
Serate durate dieci minuti per lui e un’eternità per lei, dove si concedeva senza nessuna voglia di condividere il suo corpo; dove le sue gambe si aprivano meccanicamente, aspettando che lui finisse, fingendo piacere per farlo terminare prima. Sempre prima. E poi piangeva. Piangeva in silenzio. Mentre lui si addormentava tronfio. Convinto di averle dato piacere.

Quante donne mentono e quanti uomini non vogliono vedere? E perché?

“Perché glielo concedevi? Perché fingevi?”

Lei non sa rispondere. Ovviamente. Perché diversamente non si sarebbe rivolta a me.
Quello che cerca non è una soluzione definitiva, è abbastanza saggia per comprendere che le soluzioni non sono esterne a noi e sa che la poca speranza che le è rimasta la deve usare per guardare al futuro e non al passato. Il passato è putrefatto.

Però vuole capire.
Vuole conoscersi.
Almeno Sessualmente.

“Me lo devo.” ammette come se stesse parlando allo specchio “Lo devo a me e a quella ragazza che ho lasciato in un cassetto.”

Le donne sessualmente attive hanno una energia diversa, qualunque sia l’età. Mantengono una fiamma che va oltre il tempo, oltre la materia.

In lei si vede chiaramente.
Deve solo mettere legna sul fuoco.

“Voglio un uomo con cui condividere me stessa. Questa volta per davvero. Non per finta”

Continua…

Le storie riportate sono un intreccio di storie raccolte nelle consulenze negli anni per mantenere la privacy e la giusta intimità che le persone aprendosi mi portano. I nomi sono di fantasia.

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Caterina 3757099880

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