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Diario di Daphne Vibrante, Diseducazione sessuale

A mia figlia

Dedico questo pezzo alle mie figlie, ai miei genitori e a tutti coloro che sono coraggiosamente alla ricerca della propria essenza.

Oggi la mia primogenita mi ha comunicato di aver scelto gli studi universitari.
Quando ha palesato la sua decisione, ho cercato di guardarla con un’ espressione neutra, per quanto possibile.
Non solo, mi sono anche impegnata a non emanare nessuna emozione.
Volevo che esprimesse tutte le motivazioni della sua scelta e tutte le sue paure, in modo libero, senza aver dinnanzi la mia espressione da ebete.
Quel classico ghigno deforme che può comparire sul volto di un genitore quando è stupito, compiaciuto o contrariato, da ciò che il cresciuto pargolo annuncia.

-Mamma, è l’unica facoltà che mi piacerebbe frequentare. Tutto il resto mi fa schifo!-

Guardo la creatura magnifica che ho avuto la fortuna di partorire in modo naturale, con gioioso dolore.
Quella neonata sottopeso che mi misero in braccio quando avevo ventidue anni, quando decisi di fare la madre e rimandare la mia carriera e i miei studi a tempi indefiniti e indefinibili.
Perché sentivo che sarei stata una madre giovanissima e imperfettamente splendida.

-Mamma i miei amici dicono che non passerò il test di ammissione. Non credono in me ed io vorrei imparare a farlo. Vorrei non ascoltarli.-

Io la osservo, la ammiro, mi chiedo se un tempo sono stata così bella anch’io ma soprattutto mi domando se mia madre mi ha mai vista cotanto perfetta come io vedo lei.
Probabilmente si, solo che non me l’ha mai detto…

-È ciò che vuoi fare veramente? Lo senti tuo?-

Avrei potuto fare di più, avrei dovuto fare una domanda meno scontata…

-Mamma, io so solo una cosa: voglio un figlio maschio, un lavoro che mi piace e che mi garantisca una vita piacevole con Matteo. Per il resto ho diciott’anni, sono confusa. Ma l’idea di curare i bambini malati mi fa sentire bene, l’idea di fare la pediatra mi fa stare bene perché amo i bambini e voglio essere un medico migliore di quelli che ho conosciuto.-

Per un attimo ho paura, chissà quanto la mia esperienza con alcuni dottori ha influito sulle sue scelte.
Poi penso a quando sconfisse la sua malattia: alla forza che ha avuto, a come è stata trattata da quelli che un giorno, forse, saranno suoi colleghi.

Mi chiedo se l’ho lasciata davvero libera.
Mi rispondo che ho fatto il possibile, con tutto l’amore che avevo.

Dovremmo lasciare che i figli scelgano il gli studi indipendentemente da ciò che vorremmo noi, ed evitare di indirizzarli verso qualcosa solo perché così avranno il lavoro fisso e sicuro.

Nel caso in cui arriveranno alla fine del percorso con successo senza ben capire le motivazioni, svolgeranno un lavoro che darà loro soddisfazioni economiche, forse. Torneranno a casa con un senso di incompletezza, magari perché non staranno facendo ciò che la loro essenza chiedeva.
Un giorno non basterà più lo stipendio alto, le lodi all’ ego da parte di colleghi, clienti, pazienti, dipendenti o bacia culo vari.
Arriveranno a casa con la sensazione che qualcosa non va.
Se andrà bene, si accorgeranno di ciò che erano.
Se andrà molto bene, si accorgeranno di ciò che sono.
Se andrà divinamente, fonderanno ciò che erano e ciò che sono con ciò che vogliono.
Se decideranno di essere coraggiosi, uniranno ciò che erano, ciò che sono e ciò che vogliono, con ciò che li fa stare bene.
Allora avranno vissuto nella pienezza, esprimendosi e godendo della loro magnifica essenza.
Allora saranno nella gioia.

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