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Daphne e la Sessuologia

Racconti di uomini che soffrirono di disfunzione erettile (Mr. S)

Mr S. ha trentanove anni, fa un lavoro che gli permette di vivere più che dignitosamente. Ha avuto un paio di storie importanti, altre un po’ meno, decisamente meno.
Non aveva mai sofferto di disfunzione erettile, non aveva mai -fatto cilecca-, neanche una volta.

Mai fino all’età di trentaquattro anni.

Qualche mese antecedente al primo episodio di DE, Mr. S. stava attraversando il classico periodo di merda (mi rendo conto che dovrei essere più professionale e scientifica, ma per descrivere certe cose è necessario usare un linguaggio a TUTTI comprensibile).

Mr S mi racconta la sua storia, non troppo diversa da quella di altri uomini che arrivano da me con la stessa richiesta di aiuto: come risollevare la situazione nella mia zona pubica?

I suoi disturbi di erezione cominciano intorno ai 34 anni (La sessuologia lo definirebbe un disturbo di disfunzione erettile secondario, ovvero arrivata in un secondo momento. Se lo avesse avuto da sempre, già con il primo approccio sessuale, sarebbe stato un disturbo di disfunzione erettile primario. So che poco vi importerà, ma sono tasselli importanti se ben ci pensate. In ogni caso, chi se ne frega… andiamo avanti).

Mr S va in crisi con la compagna. Il sesso diviene impossibile: il suo Pene non reagisce più agli stimoli, almeno con lei.
Per qualche mese frequenta un’altra donna. Con lei avviene il miracolo; il suo pene funziona (In questo caso, sempre la sessuologia, direbbe che il disturbo di disfunzione erettile è situazionale, ovvero solo con un partner e/o in determinate situazioni. Se il disturbo si manifestasse sempre, con ogni partner, allora sarebbe diffuso. Ma anche qui: chi se ne frega! So che la gente ama i paroloni, li ripete anche, se ha una buona memoria. Temo però che un linguaggio forbito non serva a risolvere determinate situazioni. Chiedete agli specialisti di tradurre le diagnosi. È un vostro diritto, Cribbio! Se non avete capito, chiedete di nuovo.)

Mr S. mi racconta la necessità di frequentare un’altra donna, con tutti i sensi di colpa che ne derivano.
È difficile accogliere un traditore, più facile ghettizzarlo, giudicarlo, punirlo.
Io lo ascolto e con lui le tante domande che giungono nella mia mente.

Non sono interessata a ciò che ha fatto, ma a cosa andava cercando altrove.

Cosa gli mancava?

Cosa lo portava a fuggire dalla donna amata, dalla donna con cui voleva costruire una vita, sposarsi, fare dei figli?

Mr S mi racconta che la partner pativa alquanto la situazione, ormai avere rapporti era divenuto impossibile e, ancor peggio, il solo tentativo di averne era frustrante.

Se Mr S. non aveva l’erezione, lei gli diceva cattiverie, una delle frasi più in auge era -NON sei un uomo!-.
Talvolta lo prendeva a calci, pugni e schiaffi.

Mr S. non si sentiva accolto né rispettato, eppure, quando gli chiedo se si sentiva amato, lui risponde con un fragile e gentile -Credo di si, ma forse non apprezzato…-

Mr S. ha una gentilezza fragile, timida e rara.

Un minuto di silenzio per Mr S e tanta stima per chi é uscito da una relazione patogena, chiedendo aiuto. Trovando il coraggio di parlare delle sue umiliazioni.

Oggi quest’uomo ha trentanove anni ed il suo Pene risponde a tutti i comandi, quasi sempre.

Talvolta gli spettri tornano, ma ha imparato ad accettarsi, anche se le sue performance non sono le stesse di quando aveva vent’anni.

Magari un giorno saranno perfino migliori, chissà.

Nel frattempo vive, gode, si accetta, si ama, talvolta si giudica, è umano.

Oggi si lascia amare dalla donna che, nel momento in cui ha imparato ad apprezzarsi, le si è presentata dinnanzi dicendogli -Mi piaci per ciò che sei e non sei…-

Grazie Mr S.

Daphne

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