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Sesso e confusione mentale

L’ ARTE DI PERDONARE UN TRADITORE

Dedico questo pezzo a una mia cara amica, alle mie assistite e a quella parte di me che talvolta fatica a perdonare.

L’ARTE DI PERDONARE UN TRADITORE

Cos’è il tradimento?

È l’azione che compie il nostro partner trombando qualcun altro, oppure è qualcosa di più profondo?

Qualcosa che ci mette nudi davanti allo specchio e che è in grado di farci vedere tutte le nostre fragilità, le nostre paure e i nostri complessi?

È davvero il tradimento a renderci fragili, oppure è quel qualcosa che accende una luce nel buio dell’inconsapevolezza, permettendoci di iniziare a vedere tutto ciò che ci turba, compresi i nostri timori e il nostro senso di inadeguatezza?

Cosa porta sofferenza intorno al tradimento?

Il pensiero del nostro compagno, o della nostra compagna, che scopa felicemente senza di noi?
Il fatto che la persona che amiamo ha scelto di usare il suo tempo con un’altra persona e di dare qualcosa a qualcuno che non siamo noi?
L’immagine di quella magnifica bocca che assapora una lingua diversa dalla nostra?

Perché tradiamo? Perché veniamo traditi?

Dipende.

Forse il tradimento è il palesarsi della ricerca di ciò che non siamo in grado di chiedere, e/o di dare, al nostro partner oppure anche solo a noi stessi?

L’unica cosa certa è che ogni volta che sono stata tradita mi sono ritrovata a fissare dritto negli occhi la mia parte più indifesa.

La cosa più dolorosa era il dover riconoscere che la persona con cui il mio compagno andava a mia quasi insaputa, aveva esattamente quelle che io consideravo le mie qualità mancanti.

A diciott’anni ero fighissima, allegra, simpatica, folle, sexy… non mi mancava nulla, se non la maturità di una donna sulla quarantina e l’arte di gestire una casa, inclusa la sua cucina.

Il mio partner mi tradiva con una donna di quarant’anni.
Cessa.
Cessissima.
Antipatica.
Burina.

Lei però era una donna, io una sconquassata di diciott’anni che mangiava sofficini per colazione (nella migliore delle ipotesi).

Guardavo lei, guardavo me.

Pensavo “Ma pensa questo imbecille!” e allo stesso tempo stavo discretamente di merda, cercando di divenire donna, emulandola.

È passato tanto tempo ma ricordo ancora cosa provai.

Il processo del perdono avvenne abbastanza velocemente, quando improvvisamente mi accorsi che non me ne fregava un cazzo di diventare donna e neanche dei suoi tradimenti.

C’era qualcosa di più importante: lui cercava una madre e io non volevo esserla, perché avrei tradito me stessa, uscendo dalla mia essenza.

Lo perdonai perché al di là delle motivazioni per cui mi cornificò smodatamente, elaborai che avevo compiuto un grande passo indotto dal suo gesto; non avevo più il complesso di essere una mezza donna.

Sicché fui grata a lui e pure a lei.
Poco dopo iniziai ad uscire con un uomo straordinario…

Grazie
Daphne

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