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Daphne e la Sessuologia

Il tuo lavoro non ti appaga? Talvolta questo può influire sulla tua vita sessuale

In questi anni di lavoro sulla sessualità e sulla ricerca della realizzazione dei miei assistiti, ho raccolto dati sufficienti per poter dire che la mancanza di una posizione lavorativa appagante ed adeguata alla personalità, può influire notevolmente sulla propria sessualità e, di conseguenza, su quella della coppia.

Non ho scoperto nulla di nuovo, esistono parecchi studi che confermano ciò ma la questione è altamente sottovalutata.

Pochi ne parlano e pochissimi fanno qualcosa per migliorare la situazione.

Vorrei attuare un piano volto alla soddisfazione lavorativa del popolo tutto: noi umani meritiamo di fare lavori perfetti per noi.

Non sopporto la visione di cassier*, barist*, commess* frustrati.
Ancora peggio quando la frustrazione professionale viene emanata da professionisti volti al benessere delle persone; medici, psicoterapeuti, infermieri, etc…

Lo trovo ingiusto ed impietoso nei confronti della dignità umana.

In più devo ammettere che provo un enorme fastidio dinnanzi alle persone che lavorano svogliatamente.

Avete mai assaggiato la differenza di un caffè fatto da una barista felice rispetto a quello fatto da una barista con la rogna cronica?

Cosa possiamo fare se sospettiamo che la nostra sessualità, ma anche la qualità della nostra vita, siano intaccate dal nostro impiego?

L’idea più geniale e coraggiosa sarebbe quella di destrutturarvi, cercare di capire cosa volete realmente ascoltando ciò che vi fa stare bene, ricomporvi e reinventarvi.
Alcuni miei diseducandi lo fanno tramite il metodo delle 8C*, raggiungendo risultati eccellenti.

Mi rendo conto che ribaltare la propria vita sia faticoso e destabilizzante.
Inoltre non è per tutti.
Alcune persone hanno la necessità di avere le proprie certezze, anche se il lavoro che svolgono fa loro schifo e lo sanno bene.
Altre ancora non lo sanno e neanche gli interessa capirlo.

In questi casi un’ alternativa potrebbe essere quella di lasciare il lavoro esattamente dov’ è: al proprio posto.

Perché portare a casa angosce e frustrazioni?
Perché colmare le pareti domestiche di preoccupazioni?
Ve ne occuperete quando tornerete in quel posto infame.

L’opzione C potrebbe essere quella di giocare sulla gratitudine: elencare i motivi positivi per cui quel lavoro, anche se provoca conati di vomito continui, ha un grande valore.

Ricordo che nei miei anni lavorativi bui (In cui ero convinta che l’importante fosse solo lo stipendio), per farmi passare le ore di angoscia lavorativa inventavo giochi più o meno soddisfacenti tra cui -Facciamo sorridere il cliente ingrugnito-, oppure -Vendiamo la qualunque al cliente insoddisfatto della propria vita-, o ancora -Sorridiamo con amore in risposta a un maleducato-.

Sembrano banalità, ma questo espedienti mi hanno portata a capire cosa volevo veramente fare: era (ed é) nella gioia e nella speranza che volevo (e voglio) lavorare. Tutto ciò mi ha portata a migliorare la qualità delle mia vita e di quella di coppia (inclusa quella tra le lenzuola).

Posso assicurarvi che ognuno di noi ha delle qualità personali, ma molti si limitano (o si fanno limitare) a ciò che gli é stato imposto.
Trovate il coraggio di apportare un cambiamento fondamentale nella vostra vita o rischierete di passare la maggior parte dei vostri giorni a pensare che avreste potuto fare di meglio, senza mai muovervi.
Il tutto senza fretta, un piccolo scalino alla volta, con amore.

Grazie Daphne

*Le 8C sono un metodo volto al raggiungimento dei propri obiettivi economici, lavorativi, intellettivi, relazionali o personali. Ha le caratteristiche di far capire velocemente e in modo divertente il proprio MDE (motivo di esistere).

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