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Deliri di una Diseducatrice Sessuale

Deliri di una Diseducatrice sessuale giorno terzo

Deliri di una Diseducatrice Sessuale
Giorno terzo

Ore 6.39
Il caos

-Catariniiiiii spegni la svegliaaaaa-

Bi-bi-bip
Bi-bi-bip
Bi-bi-bip
Bi-bi-bip

-Catariniiiiii-
Le urla di Clarissa questa mattina non sortiscono nessun effetto.
Mi chiedo perché mette quella sveglia alle sei e trentanove quando esce di casa alle sette e tre quarti.

Le mie figlie non hanno preso da me, per fortuna loro e del mondo.

Il mio risveglio avviene venti minuti prima dell’orario in cui dovrò uscire, indipendentemente dal fatto che siano le sette, le otto o le dieci.

Si chiama -Deep Impact-.

È tutto programmato alla perfezione: scendo dal letto velocemente, il wc ha un minuto a lui dedicato, la doccia due, se faccio in tempo metto anche il mascara e do un po’ di colore alle guance.

Ore 9.00
L’estetista

-Ciao Daphne, aspetto un maschio!-
Sto ancora cercando di riprendermi dal deep impact, che ha il vantaggio di tenermi a letto il più possibile, ma la pecca di non farmi ben ragionare.

Non so cosa rispondere.

-Cribbio Daphne, fingi gioia per lei, dai, su, metti la maschera della Daphne allegra e complimentanti.-

La mia Dappragmatica è ancora convinta che noi Daphne abbiamo qualche possibilità di conformarci alla società. La Dapilluminata sa bene che la nostra specialità è la spontaneità
-Ok, non danzar per la felicità, però cambia espressione. La faccia da ebete non ti si addice in nessuna occasione-
Nel frattempo l’estetista mi guarda basita.
-Ok Ambra, diciamo che non me l’aspettavo e quindi non so cosa dire…cioè…evviva…ma quanti anni hai?-
Che domanda idiota, cavolo.
Potevi farle mille domande, ma l’età?
-Trentadue-
Ero convinta fosse mia coetanea ed ecco che, anziché dire qualcosa di intelligente, mi esce un bel -Ah bene, allora va bene-
Talvolta credo di avere dei black out cognitivi.

Ore 11.30
La telefonata

-Buongiorno, chiamo dalla segreteria del liceo scientifico-
Ecco, ci siamo, Caterina è stata male. Prima che mi dica cos’è successo, riesco a vagliare tre ipotesi, due delle quali catastrofiche; non è mai arrivata a scuola, è crollata una parete di quella scuola fatiscente (mio Dio se andrebbe rivisitata), è svenuta.
-Sua figlia è svenuta.-
Sospiro e sorrido tra me e me
-Mi passi mia figlia per favore-
Dall’altra parte della cornetta sento singhiozzare
-Mamma, mi sono agitata. Mi ha interrogato in matematica-
Perché auella materia deve perseguitare me e tutta la mia stirpe?
-Ti sei agitata amore?-
Silenzio
-Si, molto!-
-Giungo a te.-

Ore 18.28
L’emporio delle inutilità

Ogni essere umano, nel corso della propria vita, sceglie come meditare; alcuni pregano, tipo mio padre, altri recitano i mantra, altri ancora si fanno aiutare dalle campane o dalla musica, io entro nell’emporio dell’inutilità e, ogni volta, esco a mani vuote con il portafogli trionfante.
Il mio gioco meditativo consiste nel tenere l’oggetto in mano cinque minuti, il tempo necessario per capire che la sua utilità è un’illusione.

21.45
A cena con gli amici

Il mio amico Alessandro è single e figo, Roberto glielo sta facendo notare dall’aperitivo, quando si è buttato giù un Negroni a stomaco vuoto in un minuto e pochi secondi (e gli è volato via il bicchiere rovinando a terra).

-Ti rendi conto di ciò che fai? Non puoi far ciò; privare il genere femminile delle tue qualità-

-Adesso tu e tu, zitti! Parlate sempre e solo voi. Ora parlo io.-
Io e Simone siamo stati chiamati al silenzio da Roberto.
In tutto ciò Ale ha la testa sul suo tonno affumicato e insalatina.
Ride.
Emana gioia.
Mi chiedo come mai nessuna donna lo abbia ancora accolto a sé.

Talvolta guardandolo mi tornano i ricordi di quando eravamo alle elementari, quando dormivamo insieme nel lettone dei miei genitori, sono passati più di trent’anni, eppure il suo bimbo è ancora lì e io lo amo tantissimo.

Ore 2
La piena

Non sono certa che siano le due, ovviamente ho messo un orario a caso, diciamo che mi sembrano le due.
Sospetto di aver bevuto uno o tre bicchieri di troppo, o forse il pesce spada affumicato era avariato…
Si, dev’essere così.
Sicuramente è così.

Dormo.

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