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Deliri di una Diseducatrice Sessuale

Deliri di una Diseducatrice sessuale giorno quinto

Deliri di una Diseducatrice sessuale
Giorno quinto

Ore 00.23
La zanzara

Sono alla ricerca dello stato zen; quello in cui la mente è silenziosa (quasi), i muscoli iniziano a rilassarsi, ascolto il silenzio ed osservo il buio.
Sento il corpo pesante, appoggiato sul materasso; i talloni, i polpacci, le cosce, sono pensanti.
Il battito del cuore mi accompagna nel sonno…godo…sento la pace…

-Ahhh-

Il mio maschione ha emesso uno dei suoi versi.

-Ecco, ci siamo. Sono tornate le zanzare, cribbio!-
So che se non abbatto l’indesiderata ospite Lui non dormirà.

Accendo la luce, fisso il soffitto, la vedo passare e

Claps

la stendo.

-Ora dormi.-
Ci abbracciamo

Ore 7.34
La sveglia

Perché mi dimentico di disattivare la sveglia quando non necessito di lei?
Mi giro e vedo il mio maschione. Dorme.
È bello.
Lo abbraccio.
Mi riaddormento felice.

Ore 10.00
Colazione

Devo preparare la mia conferenza spettacolo: -Perché le donne rompono i coglioni?-
Faccio delle ricerche; foto, disegni, immagini inerenti alla pubertà, all’adolescenza, alla menopausa, al ciclo, al menarca, allo spermarca.
Mi chiedo perché si trovi cotanto materiale rispetto al menarca e copoco rispetto allo spermarca.

C’è qualcosa da riequilibrare in questo mondo.
Perché i processi fisiologici maschili destano meno curiosità rispetto a quelli femminili?

Mi sono presa la mattinata libera per fare le ricerche, so già cosa dire, mancano le foto da proiettare.
Digito su google -Immagini pene e clitoride- e rimango basita; davanti a me ci sono due uomini con dei vestiti da carnevale che rappresentano gli organi genitali.

Pazzesco.

In questi momenti vorrei che la mia mente fosse così aperta da accogliere ciò che vedo.
Non riesco a non ridere.
Spedisco la foto alle mie figlie che però non commentano.
Probabilmente sono troppo avanti per perdere tempo in certe cose.

Ore 17.43
Pausa caffè

Oggi non voglio bere il caffè nei soliti bar.
Ho deciso che troverò un posto nuovo, ho abbastanza tempo per fare un giro alla ricerca del posto perfetto.
Sono immersa nella gratitudine; grazie per il sole, grazie per la temperatura, grazie per le mie gambe che camminano forti, grazie per l’amore. I miei pensieri si fermano quando mi trovo davanti a un bar che urla -ENTRA!-.

Ci sono posti che ti chiamano.

-Buongiorno signora, mi dica-

Presumo che alcune persone amino sentirsi chiamare signora o signore.
Io no.
-Sono Daphne. Solo Daphne. Chiamami così, grazie!-

Dietro al bancone c’è un ragazzo tutto occhi, con l’accento napoletano; mi ricorda l’immagine di copertina di uno dei miei album preferiti degli Eels -Beautiful Freak-.

Intanto é arrivano un signore dall’età indefinibile, sicuramente ha vissuto molti più anni di quelli che gli rimangono.

Appoggia a terra una scatola senza coperchio. All’interno c’è una tartaruga.
Sono mesi che cerco di convincere il mio maschione a prenderne una (Al momento ho fallito).

-Posso accarezzarla-

Mi chino per guardarla, lei mi fissa fiera, piena di garbo.

-Si accarezzala, senti com’è dura! Ha venticinque anni. Si chiama Carlotta-

Sorrido al signore, parlo con la creatura corazzata, mi chiedo perché mai dovrei disturbarla per sentire la sua durezza. Forse il signore usa la tartaruga per vantare doti che in lui sono divenute reminiscenze.

19.25
Verso casa

Sto tornando a casa, ho deciso di percorrere nuove vie, amo perdermi e ritrovarmi, come faccio nella vita.
Mi fermo davanti alla vetrina di un negozio di animali; ancora tartarughe.

Trovo interessante queste apparenti casualità.

Da parte a me c’è un pupo di circa quattro anni. Ha il naso e le manine contro la vetrina.

-Guarda mamma entriamo a vederli?-

Il suo entusiasmo mi commuove. Finalmente, penso, qualcuno che vive!
Grazie piccola creatura.

È la voce della madre a interrompere la mia felicità, sospetto anche quella del piccolo.

-Ma anche no!-

Lo prende per il braccio e lo porta via.
Sento dolore.
Mi chiedo se il mondo adulto si stia impegnando abbastanza per i nostri piccoli.

1.29
Le paranoie

-Non puoi proprio aiutare nessuno Daphne, l’ha detto la ragazza che sta studiando psicologia; se non sei uno psicoterapeuta non puoi aiutare nessuno!-

La mia Dapdistruttiva oggi ha voglia di interloquire un po’ con me.
Sarà per ciò che ha scritto la studentessa nel gruppo di aiuto, sarà perché noi Daphne abbiamo ancora del lavoro da fare su noi. È già faticoso lavorare su sé, figurati lavorare su noi.

Il mio maschione mi accarezza la testa.

-Pensa all’amore che hai, pensa a quello. Permetti ad una ragazzina di perdere di vista i tuoi obiettivi?
Vuoi cambiare il mondo; trovare nuovi metodi, nuovi approcci per aiutare le persone, aprire un centro per i bisognosi.
Con tutti i progetti che hai ti perdi in ciò?-

Le sue parole mi permettono di tornare verso le cose che voglio costruire.

Saluto la Dapdistruttiva; -Buona notte rompi palle!-

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