dap23
Sesso e confusione mentale

A scuola dovrebbero insegnarci l’amore

Questo articolo è dedicato ai saccenti, a coloro che usano la loro preparazione accademica come scudo spaziale per celare le proprie debolezze e paure.
Paure e debolezze palesate, come fiumi in piena, da ciò che pubblicate sui social, dalle frasi piene di astio verso chi non lavora secondo il vostro protocollo, dalle vostre vetrine dove compaiono solo pezzi di carta e partecipazioni a seminari.

Qual è il senso? Qual è lo scopo?

Vi ergete dall’alto del vostro Olimpo, ma come fate ad aiutare le persone se non vivete tra loro?

Le persone hanno smesso di credere negli dei da tempo.

Dovrebbero insegnare ad amare, nelle nostre scuole.
Dovrebbe essere la prima regola per chi sceglie un lavoro volto all’aiuto: amare il diverso, amare le fragilità che sono in noi, per accogliere quelle degli altri.

Dovrebbero insegnare il rispetto.

Ve lo insegnano?
Vi insegnano a rispettare ogni piccola creatura? Dallo scarafaggio alla pantera, dall’uomo colto all’ignorante, dalla casalinga alla dottoressa.
Perché non esiste una regola di migliore o peggiore, di giusto o sbagliato, di grandioso o pezzente.

È migliore il dottore che tratta i pazienti come fossero sottospecie umane o la cameriera che sorridendo ci sparecchia il tavolo?

Dottori verso Primari
Infermiere verso OSS
Psicoterapeuti verso Counselor
Maestri verso professori
Fisioterapisti verso Osteopati

Potrei andare avanti all’infinito, nella grande lista di categorie in guerra tra loro.
Ognuno con la bandiera il cui stemma è un enorme IO.

Avete perso l’obiettivo. Avete perso la motivazione principale, lo scopo comune; il BENE.

Riuscite a provare un po’ di amore?
Riuscite a rispettare creature che non sono esattamente in linea con il vostro -protocollo-?
Riuscite a comprendere che non siete gli onniscienti del -fare bene-, ma che ineluttabilmente avete una fetta di pubblico tutta vostra, perfetta per il
vostro metodo?

Dovrebbero insegnare ad amare, prima di tutto.
Ci vorrebbe una lode all’amore come preambolo di un percorso accademico volto a chi ambisce a divenire terapeuta, facilitatore al Bene sociale o qualsiasi professione abbia l’ambizione di aiutare le creature popolate da questo pianeta.

Non siate dei pezzi di carta.
Non siate un camice.
Ritrovate il motivo per cui avete scelto di aiutare gli altri.
Accogliete chi non ha il
vostro modo di portare aiuto.

Non importa cosa avete studiato, non importano i voti, è il fine ciò che conta: IL BENE.

Lascia un commento

Autore del post

Il nostro sito utilizza cookie tecnici e di terze parti. Continuando con la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi